I controlli dei Carabinieri del NAS in Irpinia
Negli ultimi dodici mesi i Carabinieri del NAS di Salerno, competenti anche per Avellino e Benevento, hanno intensificato i controlli in Irpinia. Il bilancio è noto: pasticcerie con 2,5 quintali di prodotti senza tracciabilità sequestrati, ristoranti e pizzerie sanzionati per lievi non conformità igieniche, un locale di Aiello del Sabato chiuso con 16.000 euro di sanzioni più 24.000 euro di prescrizioni. A livello nazionale, a luglio 2026, il 54% dei 272 locali controllati è risultato irregolare.
I comunicati parlano di carenze igieniche e strutturali, mancata attuazione HACCP, prodotti privi di tracciabilità. Quello che, però non viene verbalizzato dalle autorità e dai militari è il perché accade tutto ciò.
I costi e i margini delle piccole imprese
Dietro ogni verbale c’è un imprenditore che fino al 2021 lavorava con un margine del 10-12% e oggi lavora al 2-3%.
L’energia è aumentata del 50%, l’olio extravergine del 40%, i latticini irpini del 30%. A questo si aggiunge un carico fiscale e burocratico che non esiste in nessun altro settore: registratore telematico, POS obbligatorio, canone RAI speciale, SIAE, consulente HACCP a 1.200 euro l’anno, corsi sulla sicurezza, DVR, commercialista per fattura elettronica, commissioni bancarie. Queste appena descritte sono solo alcune delle tasse occulte che esercenti ed imprenditori sono costretti a sciropparsi in silenzio periodicamente. Non compaiono nell’IRPEF, ma ogni mese tolgono 800-1.000 euro di cassa a un bar di 40 metri quadri a Volturara, Lioni o Montella.
Il peso della burocrazia sulla qualità
Quando lo Stato aumenta i suoi sprechi, non taglia se stesso ma scarica il maggior costo sul più piccolo. E il più piccolo non può scaricarlo sul cliente, perché il cliente irpino non ha più potere d’acquisto. Quindi, la piccola impresa scarica l’ aggravio dove il cliente non si sofferma subito: sulla qualità.
Non parliamo di avvelenatori. Parliamo di rietichettatura di un giorno in più, di olio di frittura cambiato un giorno dopo, di un fornitore preso a nero perché costa il 20% in meno, di una cella non sanificata perché la sanificazione costa e così via. È la frode alimentare di sopravvivenza, per certi versi simile alla evasione fiscale di sopravvivenza: blandi atti illeciti e, al contempo, compromessi rigorosamente salvifici per chi ha il dovere di sfamare una famiglia.
Frodi alimentari e responsabilità dello Stato
Chiamarla solo “inciviltà dell’imprenditore” è comodo, riduttivo e non rende certamente l’ idea. La definizione nasconde, difatti, l’altra faccia dell’ illecito: lo Stato. Ogni sanzione da 2000 euro per una parete scrostata è figlia di una bolletta da 2500 euro e di mille euro di adempimenti inutili. Lo Stato che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare diventa così il suo primo fattore di rischio, perché mette l’onesto nella condizione di scegliere tra chiudere o arrangiarsi.
Il problema delle micro imprese in Irpinia
Finché non si ridurranno i costi occulti e la burocrazia che schiaccia le micro imprese, i NAS continueranno a sequestrare quintali di merce e a chiudere locali. Ma il problema non sarà risolto. Sarà solo spostato dal bilancio dello Stato al piatto del cliente. Come si suole dire anche in Irpinia: se il pesce emana un cattivo odore, la puzza inizia sempre dalla testa.









