Giugno e luglio 1981: l’inizio di una nuova fase economica
Se ci sono tempi decisivi per la storia economica dell’ Irpinia, quelli sono proprio i mesi di giugno e luglio 1981. In questi mesi ebbe inizio la ricostruzione di un territorio flagellato dal sisma del 1980 che ancora oggi reca i segni di quei cambiamenti cosi radicali per tutto il territorio campano.
L’esplosione della spesa pubblica e dei cantieri
Non fu una ricostruzione regolare ma un procedimento di ripristino “drogato” di appalti che inietto’ ingenti capitali in una forsennata corsa alla spesa che crebbe di oltre il 600 % in poco più di venti anni. Difatti, da quando si decretò la fine delle roulotteopoli si passò dagli 8000 miliardi di lire del 1981 ai circa 60000 miliardi di lire dei primi anni duemila, un impegno finanziario che fece crescere in maniera esponenziale i cantieri aperti e il reclutamento di forza lavoro predisposta alla cosiddetta ricostruzione.
Crescita quantitativa senza sviluppo qualitativo
Si innescarono procedimenti macroeconomici “moltiplicativi” che diedero una spinta alla crescita quantitativa senza peraltro intraprendere lo sviluppo vero e proprio, quello qualitativo. L’impianto edilizio fu orientato da modelli di crescita demografici obsoleti e anacronistici fondati sulla convivenza e la coabitazione di diverse generazioni nelle medesime strutture abitative. Un modo come un altro per giustificare l’innalzamento delle richieste di edifici, forniture e costruzioni di varie tipologie.
Il fallimento delle aspettative di sviluppo nel Mezzogiorno
Ma la permanenza delle generazioni sul medesimo territorio irpino, per giunta nelle stesse dimore, era fondata sulla sostenibilità della crescita economica del Mezzogiorno che, purtroppo, si e’ smarrita nelle pletire di cattedrali nel deserto e di opere incompiute.
Sprechi, opere pubbliche e potere politico
Ancora oggi, in Campania e in tutto il Mezzogiorno c’e’ ampia traccia di questi investimenti ridotti ad un cumulo di sprechi di fondi pubblici privi di resa e fattuale operatività. Si tratta di opere pubbliche e infrastrutture cresciute a dismisura solo per gettare fumo negli occhi, legittimare il mercimonio del potere politico e defraudare intere generazioni delle loro legittime speranze.
La desertificazione urbana dell’Irpinia e della Campania
Ed e’ così che e’ nata la piaga della desertificazione urbana in tutta la Campania catalizzata dalla fame di lavoro soddisfatta scendendo a duri compromessi con la dignità, oppure a diverse centinaia di chilometri dall’ Irpinia, anche fuori dai confini nazionali.
L’eredità della ricostruzione
Ora, di quella ricostruzione rimangono solo alcuni orpelli scomodi e sconcertanti, come palazzi vuoti e quartieri deserti che primeggiano nel silenzio fragoroso di commerci tramortiti o agonizzanti e fallimenti di Stato venduti come esempi di “democrazia”.








