“Riqualificazione commerciale” ad Avellino e provincia: un altro bluff della Regione Campania

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Lo strapotere delle piattaforme online e la crisi del commercio di quartiere

Se fosse il buonsenso a guidare le iniziative della politica economica regionale e nazionale non ci preoccuperemmo di fare i conti con la realtà e avremmo ancora spazi vitali nei quali riporre la fiducia verso la politica e le istituzioni. Ma non e’ così perché la Regione Campania rilancia l’ ennesimo specchietto per le allodole per risollevare le sorti della desertificazione commerciale in Irpinia. Non sono solo gli ambulanti a patire lo strapotere delle grandi piattaforme online come Temu, eBay e Amazon, ma anche i negozianti sotto casa, quelli che già da tempo hanno abbassato saracinesche, serrande e pure la testa. Con la chiusura di attività ed esercizi commerciali, interi quartieri come Botgo Ferrovia di Avellino si sono trasformati in degradati avamposti di periferia di dubbie frequentazioni.

Il bando della Regione Campania e i limiti dei distretti commerciali

Il bando della Regione Campania uscito con DGR 318 del giugno 2026 prevede, difatti, una pletora di inutili manovre di facciata che tutto fanno tranne che risollevare il commercio irpino e rilanciarne i fantomatici distretti. Rifare la pavimentazione, i marciapiedi, le panchine e le aiuole non servirà certamente a riaprire i negozi e a creare dal nulla la clientela di nuovi consumatori, oramai orientati e viziati dal web.

Non servono neanche i 25000 euro che ogni esercente riceverebbe dalla Regione Campania attraverso la mediazione dei Comuni per riaprire il proprio negozio. Gli oboli della Regione Campania potranno servire al massimo a rinnovare il negozio di qualche esercente resiliente e a dargli un po’ di ossigeno ancora per qualche anno.

Ci si domanda a cosa possono servire 25000 euro se il negoziante che apre (o riapre) e’ obbligato a farsi sottomettere dal fisco, dai costi aumentati di gestione e dall’inflazione per 5 lunghissimi anni.

App, fidelity card e priorità ignorate

L’idea “rivoluzionaria” della Regione Campania e’ quella di legare i negozianti(ammesso che ve ne siano di nuovi disposti ad aprire) ai nuovi clienti attraverso app dalle quali ordinare improbabili acquisti e fantomatiche fidelity card.

I concetti di priorità e propedeuticità non appartengono dunque al glossario dell’ amministrazione regionale che getta fumo negli occhi della popolazione irpina ancora una volta.

Prima di pianificare l’ ennesimo pannicello caldo la Regione Campania dovrebbe capire che consumatori ed esercenti si attivano solo di fronte a sconti e sgravi fiscali duraturi e sensibili, realmente dotati di attrattività e valore aggiunto per il commercio di quartiere, tanto dal lato della domanda quanto da quello dell’offerta.

Solo la circolazione di voucher che imporrebbero gli acquisti nei distretti commerciali locali potrebbero avvicinare, almeno in parte, quei consumatori abituati ad acquisti online e/o ai centri commerciali.

Borgo Ferrovia di Avellino: il vero problema è la riqualificazione funzionale

Ma ciò che manca più visibilmente alla Regione Campania e’ la definizione di riqualificazione funzionale, senza la quale nessuna riqualificazione commerciale potrà realmente ritenersi credibile.

Quaranta anni fa al Borgo Ferrovia di Avellino c’erano 3 negozi di scarpe, 3 salumerie e 4 bar, ma c’era anche una ferrovia attiva, uffici brulicanti di impiegati e, soprattutto bambini e ragazzi che frequentavano le scuole medie ed elementari del posto.

Attualmente, nel Borgo in questione sono rimaste 1, 2 sezioni tra scuole medie ed elementari, edifici vuoti e abbandonati frequentati solo da figure ambigue e occupanti irregolari di tutte le etnie e il giardino della ferrovia, un tempo lussureggiante, ridotto attualmente ad un cumulo di sterpaglie.

L’unico elemento degno di nota rimasto a Borgo Ferrovia di Avellino e’ il “Murales della Pace” custudito nella chiesa di San Francesco che l’ amministrazione cittadina non ha mai sentito l’esigenza di indicare mediante apposita segnaletica a visitatori e turisti: basta questo ad intuire la sensibilità della politica nei confronti del territorio che la alimenta.

Come si fa a risollevare il commercio di un’area cittadina priva di servizi?

Allora, la domanda sorge spontanea : come si fa a risollevare il commercio di un’ area cittadina defraudata di servizi, scuole, uffici, edifici praticabili, infrastrutture funzionali e innovative che andrebbero preventivamente riallocate attraverso un radicale e concreto programma di riorganizzazione?

Non bastano poche mani di pittura e un po’ di stucco a ristrutturare un edificio pericolante e sfidiamo chiunque a provare il contrario.

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