Valorizzazione delle filiere agricole e agroalimentari in Irpinia: fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

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L’ assessore alle politiche agricole regionali Maria Carmela Serluca ha recentemente tratteggiato alcune potenzialità e strategie da sviluppare in territorio Irpino per imprimere una spinta significativa ai prodotti e alle attività legate alla terra. Il primo obiettivo dell’ assessore e’ stato quello di presentare le opportunità offerte dall’ oleicoltura e dall’ oleoturismo in virtù della produzione olearia irpina di eccellenza rinomata in tutta Europa. L’ altro volano di sviluppo discusso dall’ assessore in presenza di comitati e consorzi presso la Dogana Aragonese di Flumeri e’ l’incentivazione del settore agroalimentare nella Valle dell’Ufita. L’incontro relativo alle eccellenze olearie di ravece e’ avvenuto presso l’Istituto Alberghiero di Ariano Irpino durante il quale e’ stato chiarito a studenti e produttori afferenti al l’olio e all’allevamento che la Regione Campania e’ disposta a stanziare ben 13 milioni di euro in più per sviluppare le filiere dell’oro liquido giallo verde e della zootecnia. In un contesto meteorologico in cui l’ Irpinia registra un aumento delle precipitazioni che ingrossano le falde e le numerose sorgenti, in special modo quelle del fiume Sele, le notizie e le rassicurazioni succitate lasciano senza dubbio ben sperare per il futuro del settore primario della provincia di Avellino. E’ bene che gli studenti di istituti a forte vocazione turistica e commerciale apprendano le sinergie che possono sorgere fra le piogge, che non bastano mai e la valorizzazione delle risorse presenti in agricoltura. Del resto l’ acqua e’ da sempre un fondamento dell’intero universo e della stessa vita, come sottolineavano grandi pensatori del passato come Anassimene, Anassimandro e lo stesso Talete. In Irpinia l’ acqua alimenta da decenni il fabbisogno idrico di regioni contigue alla Campania e conferiscono a borghi come Caposele fascino e cultura senza eguali e senza tempo. Se fosse per la natura, l’ acqua che irrora gli ulivi e catalizza altri settori come allevamento, agroalimentare e turismo non si lascerebbe pregare ne’ attendere troppo per attivare processi virtuosi di crescita economica, tanto in Irpinia quanto nel resto della Campania. Il problema maggiore che potrebbe incontrare lo sviluppo e, di fatto, solitamente affronta in tutte le regioni d’Italia e’, invece, la burocrazia. Molti studenti di Ariano Irpino presenti alla convention sull’olio di ravece, difatti, non sanno ancora che per stanziare denaro in un determinato settore tanto a livello nazionale quanto in ambito locale, non bastano le procedure ordinarie, ma occorrono i cosiddetti “decreti di attuazione”. Inutile evidenziare che la parola celi delle incognite e delle insidie non da poco. Il decreto di attuazione consente ad un procedimento di sviluppo di diventare effettivamente operativo e, senza il suddetto decreto gli obiettivi sono destinati a rimanere sulla carta piuttosto che diventare reali e tangibili. I decreti di attuazione, in pratica, si rivelano degli indispensabili meccanismi attuativi attraverso i quali vengono smistati condizioni, istruzioni, crismi e contenuti delle procedure di valorizzazione predette. Se un’ impresa ha diritto o meno di ricevere finanziamenti, sussidi, sgravi e sostegno e’ argomento e competenza del decreto di attuazione piuttosto che manifesta necessità. Il decreto attuativo si configura perciò una sorta di interruttore che i procedimenti amministrativi, corredati delle proprie lungaggini e contraddizioni possono accendere e spegnere, a prescindere dalle principali esigenze dalle quali scaturiscono. Talvolta, può capitare che gli stessi decreti di attuazione vengano influenzati, vanificati o blanditi da immobilismo, assenza di progettualità (o competenza) e ingerenze opache provenienti dal macroambiente economico. Tali variabili esterne che in macroeconomia vengono chiamate “esternalità negative” possono compromettere efficacia, efficienza, tempistiche e la stessa riuscita dei progetti primordiali. Ovviamente c’è da auspicarsi che molte promesse istituzionali non seguano le dinamiche di alcuni indirizzi seguiti in passato dalla Politica Agricola Comunitaria che dirotto’ per “errore” diversi fondi dal suditalia alle imprese settentrionali. Del resto, taluni esponenti istituzionali del governo nazionale si vantano già dalla scorsa estate di aver trasferito molteplici risorse economiche europee in tutto il Meridione, ma gli agricoltori irpini e quelli di Terra di Lavoro non se ne sono ancora accorti.

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