Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di una città e che, proprio per questo, chiedono di essere guardati non solo per ciò che sono oggi, ma per ciò che possono ancora tornare a essere. Il Rione Santo Stefano è uno di questi. Nel cuore del centro storico arianese, tra vicoli, scorci e testimonianze di un passato che continua a raccontare la sua storia, convivono da anni criticità legate a fabbricati in stato di degrado, aree interdette e immobili privati rimasti inutilizzati. Una situazione complessa che nel tempo ha generato un articolato contenzioso tra il Comune e diversi proprietari, rendendo difficile l’attuazione di interventi risolutivi.
La questione non è nuova. Già durante l’amministrazione guidata da Enrico Franza erano stati adottati provvedimenti formali, tra delibere e ordinanze, finalizzati alla messa in sicurezza degli edifici ritenuti a rischio e all’avvio delle opere necessarie per prevenire ulteriori danni. Un percorso amministrativo che aveva posto le basi per affrontare il problema, ma che si è inevitabilmente confrontato con la complessità delle procedure, la frammentazione delle proprietà e la necessità di coordinare soggetti diversi. Oggi il tema torna all’attenzione dell’amministrazione comunale. Il sindaco Mario Ferrante ha annunciato l’intenzione di convocare nei prossimi giorni un tavolo tecnico dedicato proprio al futuro del rione. L’obiettivo dichiarato è quello di riaprire il confronto con i proprietari degli immobili interessati e individuare percorsi condivisi capaci di superare una fase di stallo che si protrae da tempo. Più che una semplice questione urbanistica, quella di Santo Stefano appare come una sfida che riguarda l’identità stessa del centro storico. Restituire prospettiva a un quartiere significa infatti immaginare nuove possibilità per uno spazio che continua a rappresentare una parte significativa del patrimonio cittadino.
Il tavolo annunciato dall’amministrazione punta proprio a questo: trasformare una situazione rimasta a lungo sospesa in un’occasione di confronto e di rilancio. Perché il destino dei centri storici si gioca spesso nella capacità di ricucire ciò che il tempo ha lentamente sfilacciato, restituendo valore ai luoghi prima ancora che agli edifici.







