A meno di duecento giorni dal calcio d’inizio dei Mondiali 2026, il Messico si ritrova a fronteggiare una domanda che pesa più di qualsiasi pronostico: quanto siamo davvero al sicuro?
Mentre il mondo del pallone si prepara al sorteggio e il conto alla rovescia scandisce l’attesa, a Guadalajara l’atmosfera è ben più inquieta dell’entusiasmo sportivo.
Nei pressi dello stadio Akron, una delle tre sedi messicane del torneo, sono stati rinvenuti centinaia di sacchi contenenti resti umani. Un ritrovamento che spazza via ogni tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto e che costringe a guardare in faccia una realtà scomoda, fatta di violenze e sparizioni forzate.
Il Messico, che ospiterà per la terza volta la Coppa del Mondo insieme a Stati Uniti e Canada, accoglierà migliaia di tifosi tra Città del Messico, Monterrey e Guadalajara. Ma proprio Guadalajara si è trasformata in epicentro di un orrore che non può essere ignorato, soprattutto quando avviene a pochi metri da uno stadio destinato a riempirsi di colori e cori.
Per comprendere l’entità di questa vicenda, bisogna guardare al lavoro dei Guerreros Buscadores de Jalisco, un collettivo di familiari e volontari nato nel 2024 che si occupa di cercare persone scomparse, spesso abbandonati dalle istituzioni. Guidati da Indira Navarro Lugo, che da anni cerca il fratello sparito nel nulla, questi uomini e donne esplorano terreni, colline, zone isolate, nella speranza di riconsegnare un’identità ai resti che trovano. A volte trovano oggetti, altre volte indizi. In questo caso, hanno trovato un intero cimitero nascosto.
Jalisco è tristemente uno degli stati più colpiti dal fenomeno delle sparizioni forzate: oltre 14.000 casi dal 2008 al 2025. Una tragedia che morde, che lacera e che nessun grande evento internazionale può permettersi di ignorare.
Eppure loro, i cercatori, continuano. Hanno subìto minacce, violenze, perfino omicidi all’interno del gruppo. Ma non si fermano. Vanno avanti “per dolore e per amore”, come ripetono spesso.
In un Paese dove i familiari devono organizzarsi da soli per ritrovare i propri cari, parlare di sicurezza diventa un esercizio complicato.
I Mondiali arriveranno, le luci dello stadio si accenderanno, le bandiere sventoleranno. Ma i 456 sacchi ritrovati vicino all’Akron restano lì, come un monito, come una domanda che pesa più di qualsiasi risultato sportivo.
Il calcio accende speranze, unisce, illumina. Ma questa volta, prima di accendere i riflettori, il Messico dovrà fare i conti con la sua ombra più lunga.





