Quando l’ economia cade in contraddizione e arreca danni si parla di “diseconomie”. In geografia si parla di densità della popolazione perché si valuta la concentrazione degli abitanti all’interno di un territorio in base alla sua conformazione fisica tra colline, fiumi, laghi, pianure e terreni più o meno ospitali. Non ci si chiede mai quale sia il rapporto fra numerosità della popolazione e numero degli alloggi. In tale ultimo caso le sproporzioni esistenti in provincia di Avellino come, del resto in tutta la Campania e buona parte dell’Italia passano praticamente inosservate. Più che di una sproporzione irpina si tratta di un vero e proprio paradosso diventato “strutturale”, ossia regolare, in molte aree del Suditalia. Nella provincia di Avellino ci sono mediamente 70 metri quadri di unità abitativa (un appartamento o quasi) per ogni abitante, includendo anziani e neonati. A prima vista il dato sembra dire poco e, invece, rivela una moltitudine di disfunzioni e contraddizioni sottese all’inefficienza della politica economica locale e nazionale. L’ esodo demografico indotto dalla disoccupazione e dall’emigrazione rappresentano la prima vera causa dell’eccesso di abitazioni rispetto alla popolazione: in Irpinia nel 2025 quasi 1700 persone sono “scappate” in altre regioni d’Italia o in altre nazioni per mancanza di opportunità di lavoro. La gente se ne va ma restano le abitazioni vuote a testimonianza dei fallimenti della politica nel Meridione dal 1861 ad oggi. Sin dall’ inizio della ricostruzione post sisma del 1980 si sono, inoltre, sovrastimati i livelli di domanda abitativa generazionali preventivando crescite demografiche ed economiche privi di criteri razionali e densi di prospettive speculative. Ma il fenomeno si e’ lentamente esteso a tutta la Campania liberando eccessive risorse nel settore edilizio. La logica era (e permane ancora per molti versi): più case, più lavori e lavoratori, più denaro da fare girare nei distretti finanziari e bancari, più tasse da riscuotere. “Cui prodest?” A giovarsi dell’eccesso di unità abitative sono sempre Stato ed enti pubblici che incassano più tributi sulle troppe seconde case (vuote) esistenti: Imu, cedolare secca, spese di adeguamento, Tari, rendite catastali e addizionali. Anche la politica europea ha fatto non pochi danni unitamente a quella nazionale del PNRR. Vagonate di biglietti di cartamoneta, come ho già sottolineato in qualche articolo precedente, sono state spese nella (inutile) realizzazione di edifici di varia natura e privi di utilità collettiva: Stato ed enti pubblici non creano le condizioni per la permanenza della popolazione sul territorio, creano desertificazione edilizia e chiedono altri soldi del PNRR per ripopolare i paesi abbandonati, costruendo o riqualificando. Risultato: più entrate fiscali e maggiori incassi. Lo scenario e’ uno strano chiaroscuro fatto di più case che abitanti in tutta la Campania con dati ancora più contrastanti in Cilento, appena mitigati dal fenomeno deile locazioni del turismo balneare. D’altro canto sarebbe lecito ipotizzare che in ogni mercato che si rispetti il prezzo scende quando l’offerta supera la domanda, come in quello delle abitazioni. E invece, no: vengono a cadere anche le più elementari regole della microeconomia di fronte alle opportunità di lucro. Dal momento che i proprietari debbono versare oneri di possesso non indifferenti, non si accontentano di affittare i propri alloggi a prezzi ragionevoli ma alzano, piuttosto i prezzi delle locazioni. Poco importa che non riescano a concludere attivamente e subito un contratto di affitto per un appartamento o un locale commerciale perché, prima o poi qualcuno disposto a pagare di piu’, spinto da necessità, si trova sempre. Alla faccia di chi vorrebbe spendere un prezzo più auspicabile ed onesto. Eppure in Irpinia come in Campania ci sarebbero molti alloggi, case ed edifici da sistemare, mettere in sicurezza e ripristinare: sarebbe questa la priorità. La verità e’ che sulla ristrutturazione non nascono grosse opportunita’ speculative né mercimonio di scambio per favori e assunzioni temporanee. L’ economista più importante della storia economica, John Maynard Keynes, insegnava che e’ la domanda a guidare la produzione di beni e servizi da offrire sul mercato, non il contrario. Il postulato e’ noto come “Principio della domanda effettiva” e la sua violazione comporta inevitabili e gravi anomalie suscettive di impattare insidiosamente con numerosi altri settori. Siamo, purtroppo, guidati da burocrati assetati di denaro che non impareranno mai, ne’ dal passato ne’ dai propri errori.
Irpinia, troppe case e meno persone: un paradosso voluto e studiato in tutta la Campania
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