Da circa un anno e mezzo l’Irpinia ha aderito alla rottamazione delle cartelle esattoriali e alle operazioni di saldo e stralcio allo scopo di snellire le lentissime e difficili attività di riscossione e recupero dei crediti preesistenti. Tale adesione ha certamente rappresentato una svolta ma e’ avvenuta a scapito del gettito fiscale ridottosi sensibilmente a causa di cospicui sconti concessi ai contribuenti, anche del 90 per cento.
Moltissime criticità in materia di riscossione permangono comunque, dal nolano alla provincia di Avellino. Infatti, gli studi di consulenza fiscale di Nola, Ariano Irpino e Avellino lamentano diverse problematiche di riscossione fiscale che vanno dalla morosità in materia di Imu, Tari e Tasi fino alle inefficienze delle procedure di incasso da parte di Comuni e amministrazione tributaria.
Purtroppo le criticità dipendono anche dal territorio irpino che vanta una elevata estensione territoriale nella quale sono tantissimi i Comuni con meno di 5000 abitanti, spesso distanti fra loro. Gli uffici delle entrate non riescono a gestire correttamente la riscossione in queste aree frammentate e danno vita ad atti di recupero delle entrate che, non di rado, sono destinati a fermarsi per la strada per un motivo o l’altro.
Spesso l’inefficienza della riscossione dell’Irpinia e’ riferibile ad immobilismo delle pratiche di incasso, al sottodimensionamento degli uffici e alla carenza di organico: fattori che disperdono le operazioni di recupero degli oneri non versati.
Ma il maggiore problema correlato alla riscossione e’ la mancata iscrizione al ruolo dei debiti di imposta nei tempi utili previsti dalla legge: 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento. Quest’ultimo e’ un atto impositivo in cui si invita il contribuente a versare somme di denaro in base all’istituto della “presunzione”, un criterio spesso e volentieri ambiguo.
La presunzione segue spesso logiche del tutto scollegate dalla realtà contributiva e spiccatamente contraddittorie in tutta Italia, ampliando così a dismisura i poteri discrezionali della Agenzia delle Entrate. Talvolta, le dinamiche estensive dei predetti poteri dipendono anche da logiche premiali che attribuiscono al personale che produce “accertamenti” e avvisi di accertamento premi e prebende in proporzione alle somme accertate.
Non a caso in Campania come in Irpinia, spesso i contenziosi che si aprono a fronte di avvisi di accertamento gonfiati finiscono con la soccombenza dell’amministrazione tributaria, a favore del contribuente stesso (oltre il 56 % dei casi). In certi casi il recupero delle somme riscosse dal fisco avviene attraverso la sopportazione di costi (spese di gestione e compensi degli impiegati) ben più alti delle entrate fiscali effettive. Questo e’ uno dei paradossi italiani oramai radicato e consolidato da tempo nel Bel Paese.
Gli effetti tardivi dell’iscrizione al ruolo dei debiti di imposta riducono sensibilmente prospettive e volumi di incasso da parte del fisco e degli altri soggetti attivi come gli enti pubblici. Capita, dunque, che molti enti, Comuni in primis, vantino bilanci e situazioni patrimoniali in attivo grazie ai crediti solo presunti afferenti ai cittadini contribuenti.
In pratica, la stragrande maggioranza dei crediti suindicati che valorizzano ed enfatizzano i bilanci locali sono inesigibili, cioè impossibili da riscuotere per le predette difficoltà di gestione della riscossione. Tra le altre cose, i contribuenti debitori, durante le lungaggini, le peripezie e gli ingolfamenti delle procedure di incasso e riscossione diventano irreperibili o nullatenenti.
Si tratta di scenari paradossali che evidenziano tutta la debolezza del sistema tributario in materia di riscossione, tanto in Irpinia quanto in Campania. Ma non tutti i mali vengono per nuocere tenendo presente che i contribuenti italiani sono vessati da lustri da un sistema tributario iniquo ed inefficiente, votato come e’ all’accaparramenti di risorse a tutti i costi.
Per fortuna arrivano buone notizie dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu). La Suprema Corte, con sentenza del marzo 2026 ha stabilito che l’Agenzia delle Entrate non può più pignorare i beni del contribuente debitore se quest’ultimo ha anche solo iniziato a pagare a rate il suo debito di imposta con l’amministrazione.
D’altra parte la Cedu ha stabilito con sentenza del maggio 2026 che i poteri dati da Draghi all’Agenzia delle Entrate (Decreto “Salva Italia), grazie ai quali essa si appropriava del conto corrente del contribuente sospettato di evasione e altri reati solo presunti, sono da ritenersi illegittimi e offensivi della dignità umani e, pertanto, vanno disapplicati.
A fare chiarezza e giustizia ci hanno pensato anche alcune commissioni tributarie che hanno dichiarato annullabili gli avvisi di accertamento redatti in formato PDF.
In pratica, lo Stato e gli enti pubblici non possono prendersela con i contribuenti più deboli se non sanno predisporre la raccolta dei versamenti dei tributi in maniera corretta e se non sanno creare i presupposti economici fattuali di minimo benessere per il pagamento delle gabelle.
Il risparmio lecito di imposta causato dalle inefficienze del sistema tributario in Campania ed Irpinia sia, perciò, il benvenuto.







