Gli “sfidanti” economici

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La teoria dello “Sfidante” illustrata egregiamente dal professore Vincenzo Iorio nel libro intitolato “Unicità della Conoscenza” è basata su un percorso evolutivo della coscienza che si sposta dalla mente superficiale alla mente profonda, lottando contro le parvenze dell’illusione. Cerchiamo, in pratica, di raggiungere verità radicali proprio quando riusciamo a liberarci di pregiudizi, lacci e lacciuoli stretti dai media e dai censori del libero pensiero. Ma gli sfidanti più feroci albergano proprio nell’economia, dove si decidono le sorti di intere generazioni. Il Presidente Mattarella ha definito “ripugnante” chi non desidera la pace fra Russia e Ucraina e ha ragione da vendere se si pensa ai morti del conflitto e alle sue atrocità. Ma la pace alla quale ci avviamo rischia di essere costituita da innumerevoli contraddizioni che sono più vicine alla guerra per la sopravvivenza che ci apprestiamo a combattere in silenzio, come diceva Eduardo nella commedia intitolata “La Paura Numero Uno”. Sembra siano pronti degli accordi silenziosi che convogliano il gas russo verso un mediatore caucasico che, a sua volta, venderà all’Europa carburante a prezzi maggiorati. Al contempo l’ Europa si impegna a pagare agli USA ingenti quantità di armi per “difendersi” dalla Russia (che non ha mai attaccato nessun paese europeo). In tutto questo caos la Cina si impegna a comprare le eccedenze di gas russo conservando in cambio il diritto esclusivo di accaparrarsi il litio necessario ad acquisire un vantaggio competitivo nella produzione di auto elettriche che le consentirà di conseguire una posizione di leadership mondiale. Tutto questo scenario si trasformerà in debito pubblico e corrispettivi interessi che verranno spalmati su tasse e tributi estremamente onerosi per diverse generazioni. Ma le crisi legate all’ aumento dei prezzi (inflazione) renderanno anche più poveri francesi, tedeschi e italiani che già soffrono di un rallentamento produttivo causato da perdite di competitività e cadute verticali della domanda di beni e servizi. Ci vuole sicuramente molta fantasia a scorgere “la pace” in queste visioni tutt’altro che fantasiose. La BCE ha da sempre la pretesa di controllare le condizioni monetarie necessarie allo sviluppo attraverso politiche deflazionistiche volte a rassicurare le imprese ed incitarle ad assumere operai che dovrebbero (condizionale e’ d’ obbligo) aumentare le spese per consumi. Le sorti della moneta europea dipendono da una semplice equazione matematica istituita nel 1993 con la “Regola di Taylor”. Peccato che una sola equazione non abbia quasi mai tenuto fede agli obiettivi iniziali e non tenga alcun conto delle diverse curve di costo e di ricavo che incombono su economie fondamentalmente differenti fra loro e nella stessa ripartizione territoriale alla quale esse si riferiscono. Più che di regole si tratta di contraddizioni legittimate che abilitano spesso il fisco ad esercitare abusi condannati anche dalla CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) pur di fare cassa in contesti precari e complessi. Senza contare che molti contribuenti, dopo aver provato a sacrificarsi al massimo, hanno dovuto soccombere per forza maggiore fino a scegliere il suicidio come unica soluzione alla propria (inevitabile) insolvenza. Nei paesaggi economici, dunque, anche la “pace” diventa una sfida tremenda perché, paradossalmente, si traduce in asperità più insidiose e dolorose della guerra stessa, sebbene meno esplicite e palesi.

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