Edicole, “razze in estinzione” come i bar: soldi persi e speranze da Stanford

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Le edicole sono un altro scrigno di umanità e conoscenza per molti versi simili ai bar, almeno per quanto concerne l’infausto epilogo che riguarda molte di esse.

L’odore di carta stampata, di cartoncini colorati, copertine variopinte, buste a sorpresa e cellophane, era una melassa olfattiva che un tempo inebriava grandi e piccini e rappresentava, al contempo un’ ambita meta di passeggiate e pause giornaliere.

Passare per l’edicola significava attingere alla conoscenza, allo svago, alla cultura, alla fantasia e alla creatività.

Tutte prerogative perse a causa dei surrogati informi e amorfi diffusi dal web.

E’ questo il motivo principale della chiusura cunulata e ricorrente di moltissime edicole italiane: in economia si parla di comparto a caduta della domanda.

Ma non chiude solo un’edicola, chiude un pezzo di economia locale e nazionale.

Da 35000 edicole nel 2005 a circa 20000 nel 2024: -43%.

Con loro se ne va un fatturato diretto di oltre 400 milioni l’anno, ma il vero buco è l’indotto che non si calcola mai.

Ogni edicola media in un paese generava distribuzione per 15000€/anno di margini per distributori locali, corrieri, tipografie.

Inoltre, il cliente che comprava il giornale prendeva il caffè, il biglietto del pullman, la schedina.

Si deve pensare che senza edicola, il cinema di paese perde il suo unico punto promo fisico, senza parlare delle perdite in materia di pubblicità.

Quando chiude, non perde solo l’edicolante. Perde il bar, perde l’autista, perde il tipografo.

In Irpinia negli ultimi 5 anni Avellino ha perso 6 edicole, Ariano Irpino 3, Sant’Angelo dei Lombardi 2.

La perdita totale in Irpinia ammonta a circa il 22% di punti vendita.

Tutto ciò significa che molte delle chiusure succitate hanno sottratto ai bar irpini diverse decine di clienti danneggiando lavoratori, distributori e fornitori.

Sono posti di lavoro che non fanno notizia, ma esistono.

Un altro duro colpo inferto all’economia locale e nazionale in nome di un finto progresso che favorisce quasi sempre gli affari dei faccendieri e dei soliti noti.

Tuttavia, ciò che accade in Puglia, a pochi chilometri dall’Irpinia, apre scenari di rinnovamento basati proprio sulla riconversione delle edicole dismesse.

Si tratta di prospettive talmente uniche ed innovative da aver suscitato l’interesse di tutto il mondo, in special modo dell’Università di Stanford.

Si tratta di notizie di enorme portata che pochi notiziari hanno divulgato in nome di una perenne prelazione delle tecnologie sprezzanti di buonsenso, tradizioni e arte.

A San Severo (Foggia), a 40 km dall’Alta Irpinia un’edicola abbandonata da 6 anni in via Matteo Tondi è diventata il 27 marzo 2026 il Teatro-Edicola Foyer’97: 6 sedie, 4mq, idea di Francesco Gavino.

Gli apprezzati spettacoli di 10/15 minuti hanno incuriosito l’università di Stanford.

La sua rivista accademica Stanford Social Innovation Review (SSIR), ha scelto il Teatro Edicola di San Severo come caso di studio internazionale con il reportage “The Six-Seat Revolution”.

Perché Stanford ci guarda?

Perché ha capito che quei 4 mq possono tornare a generare indotto.

Difatti, 60 spettatori in un pomeriggio possono diventare 60 caffè al bar vicino.

Con un biglietto simbolico di 5€ si parla di micro economia culturale.

Senza contare l’indotto di turisti e giornalisti che arrivano e frequentano B&B e ristoranti.

È il modello che serve all’Irpinia: non lasciare il buco, ma riconvertirlo virtuosamente.

Ogni edicola chiusa può diventare info-point, micro-cine, box servizi.

Altrimenti continuiamo a contare solo le saracinesche abbassate, senza contare i soldi che non girano più.

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