Economia irpina in tensione, un’ analisi macroeconomica oltre i dati camerali

Condividi questo articolo

Sebbene il Centro Studi Tagliacarne di Roma abbia rilevato un aumento del reddito pro capite nel periodo 2021 2024 nell’ area irpina, gli entusiasmi vanno moderati e i numeri trattati cum grano salis. Difatti il periodo considerato e’ intriso di una massiccia spirale inflazionistica post COVID che i dati rilevati non hanno considerato a sufficienza. A tal proposito va ricordato l’eccesso di domanda sull’offerta che il periodo in esame ha delineato in virtù dei “colli di bottiglia” , ovvero dei rallentamenti della produzione diffusi in tutto il mondo. L’ aumento del reddito nominale e’ sicuramente un segnale incoraggiante ma si rivela insufficiente dal momento che e’ il reddito reale, ossia quello calcolato sull’effettivo aumento dei prezzi, a dire l’ultima parola. Che senso avrebbe parlare di aumento del reddito individuale nel periodo 2021 2024 se nello stesso triennio l’ olio extravergine di oliva da banco del supermercato ha subito un incremento del prezzo vicino al 90%? Inoltre, e’ bene considerare che buona parte dei redditi da lavoro dipendente d’Irpinia enfatizzati dall’Istituto Tagliacarne era legata ad occupazioni transitorie correlate agli investimenti del PNRR a scadenza imminente. Inoltre, va considerato che buona parte dell’ aumento dei redditi nominali calcolati e’ stata erosa dall’ incremento della pressione fiscale, particolarmente logorante grazie alle politiche inoculate del governo Meloni. Solo lo Stato ha beneficiato dell’inflazione dal momento che il meccanismo del fiscal drag succhia risorse finanziarie crescenti all’ aumentare dell’inflazione. Purtroppo, a prescindere dalle reazioni coriacee e coraggiose dei lavoratori irpini, l’ economia della provincia di Avellino riflette fedelmente quella campana sotto diversi aspetti. Difatti l’ Istat fa sapere che nel 2025 l’ Irpinia ha perso quasi 2000 persone, delle quali più di 1600 sono emigrate. Sottrarre ad una provincia 2000 lavoratori in un anno significa perdere ingenti ricchezze, non solo in termini monetari, ma anche in materia di esperienza e professionalità (know how) cedute ad altre regioni d’Italia o, peggio ancora, ad altre nazioni. In Campania le emorragie demografiche ammontano a circa 18000 persone perse nel 2025, il 75% delle quali emigrate. Infine, all’inflazione del periodo considerato dall’Istituto Tagliacarne va “aggiunta” quella generata dalle recenti vicende belliche mediorientali che, attualmente, spingono i costi energetici sempre più in alto. Non e’ un caso che Federalberghi abbia denunciato un gran numero di cancellazioni di prenotazioni nel periodo pasquale in Alta Irpinia rimettendo al turismo di prossimità e alle recenti precipitazioni nevose le soddisfazioni di “consolazione” per il turismo locale. Anche le dichiarazioni dei redditi troppo contenute degli irpini indicano dati piuttosto allarmanti che testimoniano che povertà, disuguaglianza, elusione fiscale ed evasione fiscale di sopravvivenza, in Irpinia come in Campania sono la stessa cosa. Come diceva Totò “la matematica non e’ un’ opinione”.

Pubblicizza con noi la tua attività

Preventivo Gratuito

SI RINGRAZIA