Olena Stasiuk, la donna arrestata per l’omicidio del figlio di 9 anni nel Triestino, aveva già manifestato in passato intenzioni pericolose. Già nel 2018 aveva minacciato di uccidere il bambino e togliersi la vita se il minore non fosse stato affidato a lei. Minacce che i Servizi Sociali avevano messo nero su bianco, mentre si valutava l’affido esclusivo al padre. L’uomo, da tempo preoccupato per la sicurezza del figlio, aveva raccontato agli operatori la sua paura più grande: “La mia ex potrebbe arrivare a ucciderlo. Ho visto cosa accadeva a casa”. Negli anni la donna si era resa protagonista di episodi di maltrattamento, fino al tentativo di strangolamento del bambino avvenuto circa due anni fa. Problemi psichici, inoltre, avevano compromesso le sue capacità genitoriali, impedendole di ottenere l’affidamento. Le frasi pronunciate in passato da Stasiuk sono inquietanti: “Se non resta con me, posso ucciderlo e poi suicidarmi buttandomi in mare. Posso uccidere anche il mio ex”. Parole riferite a Sky TG24 dall’avvocata Gigliola Bridda, legale del padre. Da poco la donna aveva ottenuto un permesso più ampio per vedere il figlio, senza la presenza degli assistenti sociali. Il bambino, però, aveva più volte espresso disagio per quegli incontri e il padre lo accompagnava dalla madre con crescente preoccupazione. La sera della tragedia, il piccolo sarebbe dovuto rientrare dal papà alle 21. Non riuscendo a contattare né il figlio né l’ex compagna, l’uomo ha lanciato l’allarme. Le forze dell’ordine hanno trovato la donna in stato di shock nella casa dove era avvenuto l’omicidio; presentava tagli sulle braccia, probabilmente autoinflitti. Un dramma annunciato, in cui i campanelli d’allarme c’erano tutti, ma non sono bastati a evitare l’irreparabile.



