Domenico, il bimbo di due anni e mezzo affetto da cardiomiopatia dilatativa e sottoposto due mesi fa a un trapianto di cuore danneggiato, è morto. A darne notizia è stato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, seguito dalla dolorosa conferma dell’Azienda Ospedaliera dei Colli: “A seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche, il piccolo paziente è deceduto. La Direzione Strategica e tutti i professionisti sanitari esprimono cordoglio e si stringono con commossa partecipazione alla famiglia”.
Questa mattina il cardinale Mimmo Battaglia ha raggiunto l’ospedale, pregando al fianco della madre Patrizia e somministrando al piccolo l’estrema unzione. Domenico aveva lottato grazie all’Ecmo, il macchinario per la respirazione e circolazione extracorporea, dopo il trapianto fallito del 23 dicembre 2025.
Dietro questa vicenda, una sequenza incredibile di errori che la Procura di Napoli sta indagando. Sei al momento gli indagati tra medici e infermieri dell’Ospedale Monaldi, ma non si esclude l’iscrizione anche di sanitari di Bolzano, dove l’organo era stato preparato per il viaggio a Napoli. Il cuore, trasportato con ghiaccio secco e in un contenitore isotermico obsoleto privo di sensori, si è danneggiato irrimediabilmente.
L’ultimo consulto nazionale ha escluso ogni possibilità di sopravvivenza per Domenico: il cuore destinato a lui è stato impiantato a un altro bambino all’Ospedale Giovanni XXIII, portando almeno un sorriso a un’altra famiglia.
Il percorso condiviso tra famiglia e medici ha evitato accanimenti terapeutici: “Il bambino non soffre, è sedato e collegato a macchine, con insufficienza multiorgano grave. Abbiamo concordato con la famiglia di non somministrare terapie inutili”, spiega il direttore del Dipartimento Area Critica del Monaldi, Antonio Corcione.
L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia e alla comunità sanitaria: “La perdita di una giovane vita è una ferita profonda per tutta la comunità civile e sanitaria. Siamo vicini ai colleghi che operano ogni giorno al servizio dei pazienti”.
Una vicenda di dolore e di errori, che lascia un segno indelebile nel cuore della città e di chi lavora in sanità.






