Al piccolo ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli l’ECMO non sarà staccato. «Un secondo dopo si rischia la morte», è la linea condivisa dall’équipe medica che segue il bambino, finito al centro di una vicenda clinica e giudiziaria che ha scosso l’Italia.
Dopo il trapianto di cuore dello scorso dicembre, l’organo donato si sarebbe rivelato gravemente danneggiato durante il trasporto. Le condizioni del piccolo sono apparse subito critiche, tanto da rendere necessario il ricorso all’ECMO, il macchinario che sostituisce temporaneamente la funzione di cuore e polmoni.
Negli ultimi giorni il consulto di specialisti provenienti da diversi centri italiani ha escluso la possibilità di un secondo trapianto: il quadro clinico sarebbe troppo compromesso per affrontare un nuovo intervento. Da qui la decisione di non procedere con ulteriori tentativi chirurgici ma di mantenere il supporto vitale, evitando al tempo stesso accanimenti terapeutici.
Parallelamente va avanti l’inchiesta della Procura di Napoli, che indaga sulle modalità di conservazione e trasporto dell’organo. L’obiettivo è chiarire eventuali responsabilità e accertare se vi siano stati errori nelle procedure.
Intanto, nella stanza d’ospedale dove il tempo sembra sospeso, resta una scelta dolorosa ma netta: l’ECMO non verrà spento. Perché oggi, per quel bambino, ogni secondo è vita.







