Campagne sotto assedio, gli allevatori segnalano l’emergenza lupi a Sara Pannese

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Non è più soltanto una questione di capi predati o di recinzioni da rinforzare. Nelle contrade Difesa Grande e Camporeale di Ariano Irpino, la presenza sempre più frequente dei lupi sta trasformando la quotidianità degli allevatori, alimentando un clima di preoccupazione che va oltre il danno economico. Il branco si avvicina alle masserie e colpisce gli allevamenti all’aperto di pecore. Un fenomeno che, secondo chi vive e lavora nelle campagne, mette a dura prova un comparto già alle prese con costi crescenti e margini sempre più ridotti.

Le testimonianze raccolte raccontano di notti trascorse in allerta, animali dispersi o ritrovati feriti e continui interventi per rendere più sicure le recinzioni. A cambiare non è soltanto l’organizzazione del lavoro, ma anche il rapporto con il territorio. Quelle che per anni sono state percepite come aree di vita e di produzione agricola vengono oggi vissute con un crescente senso di vulnerabilità.

Da qui la decisione degli allevatori di segnalare formalmente la situazione all’assessore all’Agricoltura Sara Pannese. Una richiesta che non nasce dall’emergenza del momento, ma dall’esigenza di aprire un percorso istituzionale stabile, basato su monitoraggi, controlli, misure di prevenzione e una strategia condivisa.

Gli operatori del settore chiedono che la gestione della fauna selvatica diventi parte integrante delle politiche agricole del territorio, con strumenti capaci di sostenere chi presidia quotidianamente le aree rurali.

La vicenda riporta al centro un tema che negli ultimi anni ha accompagnato il dibattito nelle campagne irpine: il difficile equilibrio tra attività agricole e fauna selvatica. La presenza del lupo era stata infatti considerata anche come un elemento utile a contenere la diffusione dei cinghiali, responsabili di danni alle colture e alle infrastrutture. Una strategia che, secondo gli allevatori, oggi mostra però un evidente effetto collaterale.

E mentre nelle contrade arianesi cresce la preoccupazione, dal mondo agricolo arriva una richiesta chiara: non lasciare sole le aziende che continuano a custodire e vivere il territorio.

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