Scegliere la migliore canzone dei Queen è un compito arduo: parliamo di una band che ha plasmato il rock britannico con una sequenza impressionante di hit e sperimentazioni. Eppure, c’è un brano che si eleva sopra ogni altro, riconosciuto da critica e pubblico: “Bohemian Rhapsody”.
Nel 2018, tre autorevoli fonti – Billboard, Rolling Stone e The Guardian – hanno stilato classifiche dei migliori singoli dei Queen, e tutte hanno incoronato la stessa regina indiscussa. Billboard la colloca al primo posto nella sua top 25; Rolling Stone ha chiesto ai lettori di votare, ottenendo lo stesso verdetto; The Guardian, in occasione dell’uscita del biopic su Freddie Mercury, l’ha inserita al vertice di una top 50 dei singoli della band.
“Bohemian Rhapsody”, pubblicata nel 1975 come singolo di apertura di “A Night at the Opera”, è un’architettura sonora senza precedenti. Mercury scrisse un brano lungo sei minuti, privo di ritornello convenzionale, suddiviso in sezioni che spaziano dall’intro malinconica, quasi un’arietta da cabaret, a una parte operistica stratificata in armonie vocali sovraincise con una precisione maniacale, fino a un finale hard rock che esplode in energia e tensione drammatica.
L’uso innovativo delle armonie a tre, quattro e cinque voci, la modulazione continua tra tonalità e stili, la fusione di elementi classici e rock: tutto concorre a creare una canzone che è al tempo stesso complessa e incredibilmente accessibile. L’arrangiamento, curato nei minimi dettagli, dimostra la visione di Mercury e dei Queen: un’opera teatrale trasformata in musica pop-rock, dove ogni nota racconta qualcosa, ogni cambio di ritmo sorprende l’ascoltatore.
“Bohemian Rhapsody” non è solo il simbolo dei Queen, ma un manifesto del potere della musica di innovare, emozionare e resistere al tempo. È il brano che ha ridefinito il concetto di canzone, confermando il genio di Freddie Mercury e l’inventiva di una band che, ancora oggi, nessuno può eguagliare.



