Alta concentrazione dei redditi in Campania: troppi poveri e pochi ricchi

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Il sito di rilevazioni statistiche “Truenumbers.it” rivela una realtà economica molto amara per la Campania. La nostra regione presenta difatti il più elevato livello di concentrazione dei redditi d’ Italia. Quando quasi tutta la ricchezza prodotta in un determinato territorio si trova nelle mani di pochi privilegiati e, di conseguenza, la bassa porzione residua di reddito viene ripartita fra più individui, più o meno poveri o modesti, si dice che il reddito è altamente concentrato. La brutta notizia è che la Campania detiene questo tristissimo primato di disparità reddituale presentando una concentrazione più alta di tutti e, di conseguenza , anche maggiore della media nazionale. Non si tratta di uggiose polemiche strumentali che non giocano, comunque a favore delle istituzioni governative locali e centrali, ma di matematica allo stato puro. Lo spazio compresi fra la retta di equidistribuzione dei redditi e la Curva di Lorenz che viene statisticamente misurato con l’Indice di Gini, è molto ampio per quanto concerne la Campania: il più alto d’Italia. La rilevazione può essere resa ancora più semplicemente precisando che la maggior parte del reddito (ricchezza) generato in Campania è detenuto dal minor numero di campani. Mentre la minore parte reddituale residua viene spartita fra la maggior parte degli abitanti della regione. Una contraddizione grave e drammatica che parla di povertà, insicurezza, precarietà e indigenza come fenomeni diventati praticamente “strutturali”, ovvero “accettati dal sistema” con supina rassegnazione. Se si pensa che l’economia non è altro che un insieme di attività rivolte a redistribuire la ricchezza e le risorse scarse , viene da pensare che i policy makers, ovvero gli attori di politica economica, in Campania hanno quasi sempre fatto poco e niente. Non è un caso che il primo ministro Agostino De Pretis, per risolvere il problema del colera a Napoli volesse “sventrare” i quartieri più poveri della città. Ce lo ricorda la nota scrittrice e fondatrice de “Il Mattino”, Matilde Serao che già a fine ottocento aveva capito che lo Stato serve soltanto logiche di tornaconto elitario attraverso i giochi di prestigio della burocrazia. Le peggiori province campane per quanto riguarda gli elevati dislivelli di ricchezza patiti sono Napoli e Caserta. l’Irpinia pur registrando un livello di concentrazione di ricchezza più elevato della media nazionale presenta minori contraddizioni e maggiore omogeneità. Un po’ meglio nella provincia di Salerno e nel Sannio. Non è escluso che la sottrazione di risorse destinate al Sud predisposta mediante innumerevoli accrocchi legislativi non serva a continuare le linee “di sventramento” e gli indirizzi di De Pretis per fare della Campania un mero serbatoio di voti.

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