Acqua a singhiozzo, rubinetti esasperati: i sindaci irpini bussano a Roma

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Ci sono emergenze che passano velocemente, e altre che diventano una fastidiosa routine. In Irpinia e in parte del Sannio, l’acqua è una di queste: turnazioni infinite, interruzioni improvvise, rubinetti che restano asciutti anche nei mesi più freddi. Una quotidianità che i sindaci dei Comuni colpiti hanno deciso di portare direttamente davanti al Governo.

Questa mattina, una nutrita delegazione di primi cittadini irpini si è recata a Roma per consegnare un documento ufficiale al sottosegretario Tullio Ferrante, illustrando la gravità di una situazione che dura da decenni. Nel mirino, reti idriche logore e risorse insufficienti, gestite da un’Alto Calore S.p.A. che fatica a programmare interventi, mentre la Regione non ha ancora messo in campo soluzioni risolutive.

Nel documento i sindaci spiegano chiaramente: non si tratta più di un semplice disagio tecnico. È una condizione che incide sui diritti essenziali dei cittadini – salute, dignità della vita domestica e certezza di un servizio minimo – diritti che la Costituzione considera fondanti della convivenza civile.

La piattaforma dei sindaci è precisa. Chiedono un Fondo straordinario pluriennale per sostituire condotte, ridurre le perdite e migliorare l’efficienza della rete; un Commissario straordinario capace di coordinare istituzioni e snellire la burocrazia; una revisione dei volumi idrici trasferiti altrove, garantendo prima di tutto un servizio dignitoso alle comunità locali; interventi sulla falda di Solofra–Montoro, oggi contaminata, con tempi certi e risorse definite; e infine il riconoscimento dell’emergenza a livello nazionale, perché la crisi supera le capacità dei normali strumenti di gestione.

I firmatari sottolineano che non si tratta di campanilismo. Non chiedono privilegi, ma il diritto elementare a trovare acqua nel proprio rubinetto. È una richiesta composta, che arriva da territori spesso silenziosi, abituati a sopportare più che a protestare.

Hanno firmato il documento i sindaci di Ariano Irpino, Pietradefusi, Montefredane, Andretta, Sant’Angelo dei Lombardi, Vallesaccarda, Nusco, Calitri, San Giorgio del Sannio, Solofra, Montoro, San Potito Ultra, Aquilonia, Santo Stefano del Sole, Monteverde, Conza della Campania, Atripalda, Mercogliano e Castel Baronia.

Ora la palla passa allo Stato. Dalle comunità irpine arriva una richiesta essenziale e ragionevole: restituire all’acqua la sua normalità, sottraendola da una crisi che dura ormai troppo a lungo.

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