Lo scrittore irpino Giuseppe Tecce, autore di Sette e Quarantacinque (Graus Edizioni), noir civile ambientato tra i borghi e le strade dell’Alta Irpinia, ha recentemente compiuto una missione culturale in Kirghizistan, in occasione dei Giochi Mondiali Nomadi, con l’obiettivo di costruire un ponte concreto tra l’Italia e l’Asia Centrale attraverso la letteratura.
Il viaggio, reso possibile grazie alla collaborazione dell’avvocata Dalia Casiello, esperta di relazioni diplomatiche internazionali, di Lisa Osmonova, relationship manager nei rapporti tra le due realtà culturali, e di Aysuluu Urmambetova, giurista kirghisa impegnata nella tutela dei diritti delle donne, ha portato Tecce a stringere rapporti diretti con Askar Ajtmatov, figlio di Čingiz Ajtmatov, il più grande scrittore kirghiso del Novecento, aprendo la strada a future collaborazioni editoriali e culturali tra i due Paesi.
Non è un caso che sia proprio Tecce a intraprendere questa missione. La sua scrittura nasce da una convinzione profonda: i territori interni, siano le colline dell’Alta Irpinia o le steppe del Tien Shan, custodiscono memorie, identità e storie che la modernità rischia di cancellare. La stessa sensibilità che attraversa Sette e Quarantacinque, dove Gesualdo, Sant’Angelo dei Lombardi e i paesaggi irpini non sono mai semplice sfondo, ma presenza narrativa viva, lo ha guidato anche in Kirghizistan, tra yurte, tradizioni nomadi e un lago – l’Issyk-Kul – circondato dalle montagne.
L’obiettivo ora è trasformare gli incontri avvenuti durante la missione in occasioni concrete: traduzioni, scambi tra scrittori, presentazioni, progetti editoriali capaci di riportare al centro del dialogo internazionale territori che, lontani dalle grandi rotte occidentali, continuano a custodire patrimoni culturali millenari.
Un ponte che parte dalla letteratura e dall’Irpinia.









