ALLA DENSO LE USCITE INCENTIVATE SONO COME LE CILIEGIE: UNA TIRA L’ALTRA

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La FIOM non ha sottoscritto l’accordo per le nuove uscite incentivate. L’automotive non può essere salvato tagliando occupazione.

La grave crisi che sta attraversando il settore automotive in Italia e, in modo particolare, nella provincia di Avellino, viene ancora una volta affrontata con la ricetta più semplice e, allo stesso tempo, più pericolosa: ridurre l’occupazione attraverso le uscite incentivate.

È quanto sta accadendo in Stellantis e il modello sembra essere stato emulato anche dalle aziende dell’indotto di primo livello, a partire dalla Denso.

A Pratola Serra, in questi anni, circa 350 lavoratori hanno già lasciato Stellantis attraverso strumenti di incentivazione all’uscita. Alla Denso, invece, si contano già circa 170 uscite, alle quali potrebbero aggiungersi altre 75 uscite previste dall’ultimo accordo, che la FIOM non ha sottoscritto.

È evidente che la scelta di aderire a un incentivo all’esodo è individuale e spetta al singolo lavoratore.

Ma è altrettanto evidente che un’azienda che perde continuamente occupati si indebolisce, riduce il proprio patrimonio professionale e rischia di compromettere la propria capacità produttiva e industriale.

E con essa si indebolisce un territorio come quello irpino, che già oggi non offre sufficienti alternative occupazionali.

Non possiamo continuare a considerare le uscite incentivate come la principale risposta alla crisi.

Ma alla fine, quando le ciliegie sono finite, rischiamo di non avere più lavoratori, competenze e capacità produttiva da mettere al servizio della transizione industriale

Alla Denso si rischia di arrivare a un numero di dipendenti ai minimi storici, senza che a fronte della riduzione dell’organico venga indicata una vera strategia industriale fatta di investimenti, innovazione, ricerca e sviluppo e nuove produzioni.

La FIOM aveva proposto strumenti diversi e conservativi dell’occupazione: una riduzione dell’orario di lavoro, un percorso di turn over e un utilizzo delle uscite collegato a un contestuale ricambio generazionale, così da accompagnare la trasformazione senza impoverire ulteriormente lo stabilimento.

L’azienda ha scelto una strada diversa.

Noi riteniamo che senza una visione industriale e senza investimenti capaci di accompagnare la transizione mantenendo sostanzialmente invariata la base occupazionale, si rischia davvero di arrivare alla definitiva perdita dell’industria dell’auto in Italia e in Irpinia.

La transizione deve significare nuove tecnologie, formazione, ricerca e sviluppo, innovazione, nuove produzioni e lavoro di qualità.

Non può significare semplicemente riduzione degli organici.

Per questo continueremo la nostra battaglia, sia nei confronti delle aziende sia nei confronti delle istituzioni pubbliche.

Serve un piano straordinario per la transizione industriale dell’automotive, capace di mettere insieme investimenti, formazione, ricerca e sviluppo e salvaguardia dell’occupazione.

Perché tagliare posti di lavoro è la ricetta più facile.

Ma rischia di essere anche quella più micidiale.

GIUSEPPE MORSA
SEGRETARIO GENRALE FIOM CGIL – AVELLINO BENEVENTO

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