Tasso di interesse, Taeg, prestiti e debiti: gli irpini sono più virtuosi dei napoletani

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Mutui, prestiti e credito al consumo: il comportamento degli irpini

Stando ad alcune statistiche relative a mutui, prestiti personali e credito al consumo emergerebbe una maggiore oculatezza del popolo irpino in ordine alle attività di indebitamento rispetto al resto della Campania.

I redditi contenuti e le esigenze crescenti delle famiglie spingono da tempo immemore gli individui ad indebitarsi, specie per acquisti importanti come case e automobili.

Il debito nel sistema economico europeo

Tutto questo è sempre stato nei piani dell’UE che, sotto l’egida della moneta unica ha accettato che la BCE imponesse la cultura del debito come uno strumento occhiuto di controllo e sottomissione della popolazione.

È appena il caso di rammentare che la Banca Centrale emette biglietti di cartamoneta sostenendo costi irrisori per la carta e la stampa che ammontano a poche decine di centesimi di euro.

La moneta cartacea così creata viene imprestata ai singoli stati (attraverso la mediazione delle banche private) che, di riflesso, offrono a garanzia titoli del debito pubblico (BTP) trattenendo moneta: la complessa transazione succitata prende il nome di “operazione di mercato aperto”.

Ciò significa che, non appena viene creata una banconota dalla BCE e viene ceduta da essa alle banche private per acquistare titoli del debito pubblico di un certo paese, questa moneta cartacea finisce subito nelle passività del singolo paese, ovvero nella sezione dedicata ai debiti contratti del suo bilancio unitamente agli interessi nuovi e pregressi maturati sul debito nazionale cumulato.

Poiché ogni biglietto di cartamoneta viene ceduto al suo valore nominale (quello che la BCE ci scrive sopra) senza peraltro detenere un corrispettivo di valore in oro, su ogni banconota di cento euro emessa la BCE guadagna più di 102 euro al lordo degli interessi richiesti e al netto dei costi di produzione.

La BCE e il signoraggio

Corre l’obbligo di precisare che la BCE non è affatto un ente benefico ma una realtà imprenditoriale costituita da azioni detenute dalle banche centrali dei singoli paesi facenti parte del Sistema Europeo delle Banche Centrali.

I profitti conseguiti e massimizzati in vari modi dalla BCE vengono poi redistribuiti agli azionisti (le banche centrali dei singoli paesi).

Questo paradossale privilegio detenuto dalla Banca Centrale prende il nome di “signoraggio”. La parola ha origini medievali e definisce l’agio del signore.

Nel testo intitolato “La Moneta del Mondo”, scritto dal Prof. Patalano (Università Federico II), si legge che il signoraggio è il prezzo da pagare per la garanzia della stabilità finanziaria.

Molti studenti che ho avuto il piacere di assistere didatticamente si chiedono ancora quale sia la natura e il significato di questa garanzia.

Il significato della garanzia finanziaria

La risposta è semplice: mentre un impiegato d’ordine deve sudare dieci ore per guadagnare cento euro, la Banca Centrale impiega pochi secondi ad immettere moneta in circolazione (in gergo tecnico prende il nome “M zero” o Moneta ad alto potenziale) e a trasformarla in un debito a carico dello Stato che la riceve unitamente agli interessi passivi gravanti su di essa.

Ovviamente, a pagare debito ed interessi suddetti sono sempre i cittadini attraverso i tributi: c’è poco da illudersi.

Non si tratta di demagogia ma, piuttosto, di due procedure dicotomiche e contraddittorie associate ad un’unica unità di valore, la moneta.

I dubbi e i sospetti che gravitano intorno alle predette contraddizioni sono molteplici, soprattutto se si pensa che a fare le spese del debito creato sono sempre e solo i contribuenti.

Il Taeg, l’inflazione e il costo del credito

In un sistema economico e finanziario che si basa fondamentalmente sul debito (che l’economista Ezra Pound definì “usurante”), come si è appena visto, l’indebitamento dei singoli cittadini è, a sua volta, ineluttabile.

Il Taeg, che è il costo complessivo del finanziamento (tasso di interesse + spese) che i cittadini devono pagare per indebitarsi, sale al crescere del tasso di interesse (detto anche tasso di sconto) praticato dalla BCE e dell’inflazione.

I recenti aumenti del tasso praticati proprio dalla Banca Centrale e della inflazione indotta dalla speculazione energetica hanno incrementato il tasso Taeg che i privati devono versare per ottenere prestiti individuali.

Irpini e napoletani: due approcci differenti al debito

A causa dei recenti aumenti del Taeg in provincia di Avellino si registra un calo delle richieste di indebitamento di oltre il 20% rispetto a cinque anni fa, mentre si osserva un aumento del Taeg che gli irpini pagano alle banche più degli altri per via dei più bassi redditi percepiti.

È, invece, la zona metropolitana di Napoli l’area geografica i cui cittadini fanno maggiore ricorso al debito, tenuto conto che si percepiscono redditi maggiori a fronte di maggiori costi della vita.

Dunque, ne consegue che, mentre i napoletani preferiscono utilizzare per i propri acquisti il denaro preso in prestito anziché quello proprio, gli irpini preferiscono dormire sonni tranquilli pagando più spesso di tasca propria e, preferibilmente, in contanti.

Le città italiane che ricorrono maggiormente ai prestiti

Le città italiane che preferiscono indebitarsi di più con le banche sono, invece, Roma, Milano e Bologna.

Chi meno si indebita è più consapevole e libero di dissociarsi dai meccanismi usuranti del potere finanziario che ha formalmente sdoganato il debito come un valore normale dell’esistenza

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