Svolta nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci: quattro arresti, ora si cercano i mandanti

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ROMA – A oltre otto mesi dall’attentato contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, arriva una svolta nelle indagini. I carabinieri del Comando provinciale di Roma, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della Capitale, hanno eseguito quattro misure cautelari tra le province di Avellino e Napoli nei confronti di persone ritenute, allo stato delle indagini, coinvolte nell’attacco avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia.

L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Dda, dispone tre custodie cautelari in carcere e una agli arresti domiciliari. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante dell’aver agito con modalità di tipo mafioso. Le contestazioni dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario. Le operazioni sono state eseguite nelle aree di Nola, Cicciano e Avella. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito dietro compenso economico.

L’attentato

L’esplosione risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno venne fatto detonare davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, provocando danni alle auto parcheggiate e alla recinzione della casa. Fin dalle prime fasi investigative gli inquirenti hanno ritenuto che l’azione fosse stata pianificata e organizzata.

La ricostruzione degli investigatori

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, alcuni degli indagati avrebbero effettuato un sopralluogo nei giorni precedenti all’attentato, mentre altri avrebbero materialmente trasportato e fatto esplodere l’ordigno. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, si sono basate sull’analisi delle immagini di videosorveglianza, degli spostamenti dei veicoli e di altri elementi investigativi raccolti nel corso dei mesi.

La pista dei mandanti

L’inchiesta non è conclusa. Gli investigatori ritengono infatti che gli esecutori materiali possano aver agito su incarico di altri soggetti, ricevendo un compenso economico. Proprio l’individuazione dei mandanti rappresenta ora il principale obiettivo della Procura antimafia di Roma, chiamata a chiarire il movente dell’attentato che aveva suscitato forte preoccupazione nel mondo dell’informazione e delle istituzioni.

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