Sotto l’altare riemerge la nobildonna del 1843: la mummia di Maria Macrina Grillo racconta un segreto lungo due secoli

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PRATA DI PRINCIPATO ULTRA (Avellino) – Per quasi due secoli è rimasta nascosta sotto l’altare della Chiesa dell’Immacolata, custodita dal silenzio e dal tempo. Poi, durante i lavori di adeguamento sismico finanziati dal PNRR, il terreno ha restituito una testimonianza straordinaria: il corpo mummificato di una giovane donna dell’Ottocento, conservato in condizioni eccezionali. Un ritrovamento destinato ad arricchire la storia dell’Irpinia e ad aprire nuove prospettive di ricerca.

Quel corpo appartiene a Maria Macrina Grillo, morta il 22 aprile 1843 a soli ventisei anni. A rivelarne l’identità è stata una semplice epigrafe rinvenuta accanto alla sepoltura. Da quel momento è iniziato un lavoro di ricostruzione storica che ha riportato alla luce non solo una persona, ma anche uno spaccato della società irpina del XIX secolo.

Chi era Maria Macrina Grillo

La ricerca, condotta dall’archeologa Albina Moscariello, incaricata dalla Constructura Consulting nell’ambito del progetto seguito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, ha permesso di delineare il profilo della giovane.

Maria Macrina apparteneva a una delle famiglie nobili più influenti di Prata di Principato Ultra. Le fonti archivistiche raccontano una donna che aveva scelto una particolare forma di consacrazione religiosa vissuta all’interno della famiglia: una vocazione laica, senza entrare in monastero, ma caratterizzata da una rigorosa vita di preghiera, penitenza e opere di carità. Una figura oggi poco conosciuta, ma tutt’altro che rara nell’aristocrazia cattolica dell’Ottocento, quando alcune giovani nobildonne decidevano di consacrare la propria esistenza a Dio senza prendere formalmente i voti religiosi.

Una mummia eccezionalmente conservata

Ciò che rende il ritrovamento ancora più straordinario è lo stato di conservazione della salma.

I tessuti molli risultano infatti preservati in modo sorprendente, una circostanza rara per una sepoltura ottocentesca dell’Italia meridionale. È proprio questa eccezionalità che ha spinto la Soprintendenza a coinvolgere immediatamente l’Institute for Mummy Studies di Eurac Research di Bolzano, uno dei principali centri di ricerca internazionali dedicati allo studio e alla conservazione delle mummie, noto anche per le attività scientifiche svolte sulla mummia del Similaun, Ötzi.

Il progetto è coordinato dal ricercatore Marco Samadelli, esperto nella conservazione dei reperti organici, che insieme ai restauratori ha predisposto un sofisticato sistema di protezione denominato Conservation Soft Box, una speciale teca a microclima controllato capace di mantenere costanti temperatura e umidità, rallentando i processi di degrado.

Il lavoro degli specialisti

Dopo il rinvenimento, la mummia è stata trasferita in un ambiente idoneo messo a disposizione dalla Diocesi di Avellino.

Qui sono stati effettuati interventi di disinfestazione, analisi microbiologiche, controllo del contenuto di acqua nei tessuti e ricondizionamento dell’umidità residua, operazioni indispensabili per garantire la stabilità del reperto. Parallelamente è stato avviato un monitoraggio continuo dei parametri termoigrometrici sia all’interno della teca sia nell’ambiente circostante.

Al progetto partecipano restauratori, archeologi, storici dell’arte, architetti e specialisti della conservazione, a conferma del valore scientifico assunto dalla scoperta.

Il ritorno della memoria

Il ritrovamento ha avuto un forte impatto anche sulla comunità locale.

Grazie alla collaborazione del Comune di Prata di Principato Ultra e degli uffici anagrafici, la Soprintendenza è riuscita a rintracciare i discendenti della famiglia Grillo, che hanno preso parte con emozione alla riscoperta della loro antenata.

L’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura seguirà inoltre gli aspetti legati alla memoria storica e all’identità della comunità, affinché la vicenda non rimanga soltanto un importante episodio archeologico, ma diventi patrimonio condiviso del territorio.

Al termine dei lavori di restauro della Chiesa dell’Immacolata, le spoglie di Maria Macrina Grillo saranno ricollocate nella zona absidale dell’edificio, tornando nel luogo scelto per la sua sepoltura quasi due secoli fa.

Un caso raro nel panorama italiano

Il ritrovamento di Prata di Principato Ultra rappresenta uno dei più interessanti casi di mummificazione naturale documentati negli ultimi anni nel Mezzogiorno. Se gli studi confermeranno l’eccezionale integrità dei tessuti, la mummia di Maria Macrina Grillo potrà offrire preziose informazioni sulle pratiche funerarie dell’Ottocento, sulle condizioni sanitarie dell’epoca e persino sullo stile di vita di una giovane appartenente all’aristocrazia irpina.

Una scoperta nata quasi per caso, durante un cantiere di consolidamento, che oggi restituisce alla storia il volto e l’identità di una donna rimasta nell’ombra per 182 anni. Un patrimonio che appartiene non solo alla comunità di Prata di Principato Ultra, ma all’intera storia culturale della Campania.

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