Avellino, ambulanti in sofferenza: l’economia cambia la vita del mercato

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Nessuno si bagna nello stesso fiume due volte”. Era questa la frase preferita dal filosofo greco Eraclito per sottolineare che tutto cambia velocemente. L’economia e’ proprio il simbolo dei cambiamenti che influenzano la vita di ciascuno di noi, modificando usi, costumi e abitudini. Come l’ usanza di “andare al mercato”, la fiera settimanale predisposta nei giorni specifici dalle singole amministrazioni. Per molte famiglie il mercato costituisce ancora oggi un’ ancora di salvataggio per quanto concerne acquisti convenienti di beni alimentari e vestiario da adattare ad adulti e piccini.

Il mercato settimanale e’ sempre stato indicato come un’ opportunità per accaparrarsi novità e articoli sfiziosi a prezzi modici ed incontrare amici, conoscenti e parenti con i quali condividere quelle magiche atmosfere di slogan assordanti, profumi e colori. Dunque, in Irpinia come in Campania il mercato e’ il simbolo elettivo dell’economia domestica, oltre che un momento di svago e di confronto con le realtà commerciali degli ambulanti.

Un momento che, per molti, purtroppo non esiste più a causa degli eccessi lavorativi che la frenesia quotidiana impone senza pietà né rispetto. Ad Avellino e non solo, però, e’ stata necessaria una sorta di ristrutturazione organizzativa da parte dell’amministrazione allo scopo di favorire gli incontri fra consumatori e gestori di bancarelle. Queste ultime risultano posizionate in maniera più organica e ravvicinata in modo da favorire soluzioni commerciali di continuità più attraenti e appetibili per gli avventori che, al contempo, possono contare su più spazi disponibili per parcheggiare le proprie autovetture.

Si tratta di misure volte ad incentivare gli acquisti depressi dall’ avvento delle grandi piattaforme online come Temu, Amazon, Shein ed eBay. Purtroppo gli esercenti dei mercati campani vengo spiazzati anche dagli aumenti dei costi, oltre che dalla concorrenza. Aumentano le tariffe per l’occupazione degli stalli, le multe per violazioni più blande e pure i prezzi dei carburanti per raggiungere le postazioni di vendita.

Tutto ciò si traduce in minori spostamenti e riduzione dell’offerta: un disincentivo a recarsi al mercato stesso. La differenza fra i ricavi e i costi e’ diventata veramente esigua per gli ambulanti: se fino a qualche decennio fa il profitto giornaliero per un venditore irpino era di circa 140 euro, oggi l’utile netto scende a soli 40 euro. Una somma troppo poco motivante e allettante per spingere i venditori a presentarsi sul posto di vendita.

Si auspica che le misure poste in essere dalle istituzioni locali servano a mitigare le dolenze denunciate dai venditori ambulanti. Spesso questi ultimi sono costretti a dare forfait negli appuntamenti infrasettimanali per preferire fiere di paesi più piccoli, dove la concorrenza e’ minore e i margini reddituali sono leggermente più apprezzabili.

Spesso e’ indispensabile battere la grande concorrenza attraverso trovate geniali che avvicinino più umanamente i venditori ai potenziali clienti. Oppure, diventa necessario promuovere prodotti a km o, come frutta e verdure locali e incentivare la promozione di articoli di maggiore prossimità alle famiglie, come intimo e casalinghi.

Tuttavia, molte strategie volte ad affievolire le difficoltà degli ambulanti non bastano a risollevare le sorti della fiera. In tali casi può essere utile la volontà di clienti e consumatori fidelizzati per ridimensionare minimamente la tendenza alla grande distribuzione. Bisognerebbe, a tale proposito, modificare una volta tanto le proprie preferenze per restituire al mercato settimanale quel significato multiculturale e policromo associato al territorio e alle sue radici popolari, delle quali oggi, più che mai, abbiamo bisogno di riappropriarci.

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