Controlli NAS nelle mense ospedaliere: 238 strutture non a norma in tutta Italia, criticità anche in Campania 

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Una campagna nazionale dei Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) mette sotto la lente le mense ospedaliere e i servizi di ristorazione sanitaria: tra il 19 febbraio e il 22 marzo, i militari hanno ispezionato 558 strutture in tutta Italia, rilevando irregolarità in 238 casi (42,7%), con sospensioni, sequestri e sanzioni.

Irregolarità diffuse anche in Campania e Irpinia

In Campania, l’attività del NAS di Salerno ha riguardato 22 mense ospedaliere e cucine di case di cura tra le province di Salerno, Avellino e Benevento. Il bilancio è significativo: 18 strutture su 22 – l’82% – non rispettavano gli standard igienico‑sanitari e le procedure di autocontrollo HACCP.

In Irpinia, ad Avellino e nella Valle del Sabato, i controlli hanno evidenziato carenze strutturali nei locali di preparazione dei pasti, attrezzature guaste, spazi insufficienti per la manipolazione degli alimenti e procedure di sanificazione non adeguatamente applicate.

Campania: contaminazioni e sospensioni

Nel Salernitano, analisi microbiologiche hanno evidenziato enterobatteri e coliformi su vassoi destinati alla distribuzione dei pasti, imponendo immediati correttivi. A Napoli e a Brescia, alcune mense sono state sospese per gravi condizioni igieniche e infestazioni da insetti, con conseguenti sanzioni e sequestri di alimenti non idonei.

Un quadro nazionale da monitorare

Le criticità riscontrate in Campania si inseriscono in un contesto nazionale altrettanto rilevante: su 558 strutture ispezionate in tutta Italia, quasi la metà risultava non conforme. Le violazioni più frequenti riguardano:

  • carenze igienico-sanitarie nei locali di preparazione e deposito dei cibi;
  • gestione e conservazione non adeguata degli alimenti;
  • inadeguata applicazione dei protocolli HACCP;
  • rischi particolari per le diete destinate a soggetti fragili.

L’importanza dei controlli continui

I NAS sottolineano la necessità di monitoraggio costante e protocolli rigorosi, soprattutto quando si tratta di pazienti vulnerabili. Molte non conformità meno gravi sono state corrette sul posto grazie alle prescrizioni impartite, ma la vigilanza resta fondamentale per garantire la sicurezza alimentare nei reparti ospedalieri.

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