La Procura della Repubblica di Napoli, insieme ai carabinieri del NAS (Nucleo Antisofisticazione e Sanità), ha avviato un’inchiesta per fare luce sul focolaio di epatite A che da febbraio sta colpendo la Campania e il basso Lazio, determinando un marcato aumento di casi soprattutto tra chi ha consumato frutti di mare crudi o poco cotti.
L’indagine, coordinata dalla VI sezione con il pm Valentina Rametta e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, è al momento contro ignoti. L’ipotesi di reato al centro degli accertamenti è commercio e distribuzione di alimenti pericolosi per la salute: gli investigatori stanno verificando se l’origine della diffusione sia riconducibile alla vendita di molluschi contaminati.
Secondo quanto emerso, il consumo di questi frutti di mare è associato a centinaia di contagi, tra cui anche bambini ricoverati al Santobono di Napoli e al Bambin Gesù di Roma.
Controlli, campionamenti e risultati
I carabinieri del NAS e gli ispettori delle ASL hanno intensificato i controlli nei ristoranti, nelle pescherie e nei mercati alimentari, prelevando campioni di molluschi e altri prodotti alimentari da sottoporre ad analisi all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM).
Delle 142 analisi iniziali, solo 7 campioni di cozze e ostriche provenienti dalle zone di Bacoli, Nisida e Varcaturo sono risultati positivi al virus dell’epatite A; gli allevamenti di mitili sospetti sono stati temporaneamente chiusi o bloccati. Tutti gli altri esami — inclusi prodotti come frutti di mare, verdure e frutti di bosco — non hanno evidenziato contaminazioni.
Le autorità sanitarie hanno rafforzato la sorveglianza epidemiologica e le campagne di prevenzione, ribadendo alla popolazione l’importanza di acquistare prodotti ittici sicuri e di consumarli ben cotti, e di seguire buone pratiche igieniche.
Situazione epidemiologica e allerta
Secondo i dati di sorveglianza epidemiologica, i casi di epatite A in Italia sono in aumento nel 2026 rispetto agli anni precedenti, con un contributo significativo da parte delle regioni Campania e Lazio. Nel Lazio si registrano decine di casi, alcuni dei quali nella provincia di Roma e di Latina, ma al momento le forme gravi restano rare e sotto monitoraggio.
Le autorità sanitarie e i magistrati proseguono l’indagine per identificare la filiera dei prodotti contaminati e i potenziali responsabili, mentre i controlli sulla sicurezza alimentare rimangono intensi per prevenire ulteriori contagi.







