Sprechi di Stato: i conti drammatici del 2025

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Se lo Stato fosse un’ impresa di mercato sarebbe un’ azienda gestita pessimamente da ragazzini viziati, insicuri e spendaccioni, capaci di sperperare a più non posso tutti i risparmi di intere generazioni costrette per forza maggiore a rivoltarsi nella tomba di famiglia. Non è una considerazione soggettiva di valore marginale ma una metafora che rende bene l’idea dei conti del bilancio pubblico dell’ anno 2025. Grazie alla lotta all’evasione fiscale (spesso operata in maniera illegittima secondo i giudici della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo), i maggiori incassi delle entrate fiscali derivanti dall’inflazione (aumenti dei prezzi) e un moderato aumento dei contribuenti assunti per spendere i soldi del PNRR, lo Stato italiano ha conseguito un incremento delle entrate di circa 12 miliardi di euro nei primi undici mesi dello scorso anno.

Si tratta di una raccolta di denaro pubblico di dimensioni siderali che segna un aumento di entrate del 2,2% in più rispetto al 2024. Sarebbe giusto aspettarsi, dunque, che la macchina statale abbia finalmente conseguito le risorse necessarie a migliorare i servizi che ciascun contribuente rivendica legittimamente. E, invece, no: niente di tutto questo. Se da una parte il governo acquisisce maggiori fondi dalle entrate fiscali con le quali finanziare la spesa pubblica (ovvero la spesa per infrastrutture fruibili dai cittadini), dall’ altra lo Stato, più spendaccione di un ricco scansafatiche, ha speso 50 miliardi di euro in più in attività e impieghi spesso inutili e dispersivi nello stesso anno 2025. In definitiva, lo Stato italiano spende più di quattro volte di quello che incassa e poi fa sapere attraverso il Presidente della Repubblica che l’ astensionismo elettorale e l’elusione fiscale sarebbero disvalori disdicevoli per una società civile come la nostra. Va da se’ che la spesa che lo Stato non riesce a coprire con le entrate tributarie venga finanziata con il “debito pubblico”, una forma di prestito che lo Stato contrae con privati e banche sul quale dovrà corrispondere interessi salati, attribuiti in un circolo vizioso nuovamente ai contribuenti che li pagheranno, a loro volta, sottoforma di prezzi maggiorati, imposte e tasse. Purtroppo la pratica di spendere più di quanto venga incassato, lo Stato italiano l’ ha elevata a vera e propria costante del suo operato disfunzionale, versando risorse ad aziende partecipate, vicepresidenti, segretari, portaborse e a “rami secchi” della Pubblica Amministrazione.

Bisognerebbe, quindi disconoscere le accuse gratuite che le istituzioni rivolgono agli italiani, specie mentre essi si accingono a consumare il cenone di fine anno in famiglia e rammentare quanto lo Stato italiano evochi la figura del Leviatano definita dal filosofo Thomas Hobbes. La Teoria dello Stato Leviatano è stata formulata proprio da Thomas Hobbes, un filosofo inglese del XVII secolo, nella sua opera “Leviatano” (1651). Hobbes descrive lo Stato come un “Leviatano”, un mostro marino biblico, per rappresentare l’entità sovrana che detiene il potere assoluto e garantisce l’ordine e la sicurezza ai cittadini in cambio della loro obbedienza.

Qualcuno fermi la voracità dello Stato e ricordi a chi parla a sproposito che in Campania agricoltori e allevatori non riescono neanche a coprire i costi di produzione per pagare le tasse allo Stato, senza contare che molti vivono di stenti e rinunce ai bisogni primari.

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