Federica, 41 anni uccisa nel luogo in cui avrebbe dovuto sentirsi al sicuro: la propria casa. La cronaca nera torna a scuotere il cuore dell’Italia con la storia di Federica Torzullo, trovata senza vita in un terreno vicino all’azienda del marito, dopo quasi due settimane di ricerche drammatiche. Un dramma che parla di ferocia incontrollata, violenza domestica e femminicidio, segnando ancora una volta le pagine più cupe della cronaca nazionale.
Un delitto consumato con violenza brutale
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la morte di Federica è avvenuta tra le prime ore del 9 gennaio, al termine di una lite con il marito, Claudio Agostino Carlomagno. L’autopsia ha rivelato un quadro terribile: 23 coltellate, la maggior parte concentrate al collo e al volto, segni di ustioni e ferite di difesa alle mani, segno che la donna ha tentato di resistere all’aggressione.
Dopo l’omicidio, secondo le indagini, Carlomagno avrebbe tentato di eliminare ogni traccia, cercando di dare fuoco al corpo, danneggiare il cadavere e infine seppellirlo in un canneto dietro l’azienda di famiglia, dove è stato ritrovato solo il 18 gennaio.
La confessione e le ombre nelle dichiarazioni
Nel corso dell’interrogatorio davanti al Gip di Civitavecchia, Carlomagno ha confermato di aver ucciso Federica, sostenendo di aver agito per “non perdere l’affidamento di nostro figlio” dopo un alterco, raccontando che la lite era iniziata la sera dell’8 gennaio e si era conclusa in tragedia la mattina successiva.
Il racconto però non convince del tutto gli inquirenti, che parlano di zone d’ombra nell’interpretazione dei fatti e continuano a ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio, incluso il ruolo dell’arma ancora in fase di ricerca.
Un fenomeno che non si ferma: i femminicidi in Italia
La morte di Federica si inserisce nella drammatica scia dei femminicidi, omicidi di donne spesso perpetrati da partner o ex partner, frequentemente in contesti di relazioni domestiche intense e conflittuali. Ogni caso, pur nella sua unicità, rappresenta un allarme per la società: dietro ogni vittima c’è una storia di controllo, di gelosia, di prospettive spente che avrebbero potuto avere un altro finale se solo si fossero potuti intercettare segnali di disperazione prima che sfociassero nell’irreparabile.
In Italia, nonostante gli sforzi istituzionali e la crescente sensibilizzazione, le vittime di femminicidio restano un numero drammaticamente alto, testimonianza di quanto sia urgente intensificare la prevenzione, il supporto alle donne in difficoltà e la cultura del rispetto.
Ferocia che non ammette giustificazioni
Il caso di Federica Torzullo non è solo un titolo di cronaca: è uno specchio di ferocia domestica che sfugge a ogni razionalizzazione facile, un’azione compiuta con estrema violenza, che non può essere mitigata da spiegazioni banali. È un richiamo a non abbassare mai la guardia di fronte a segnali di pericolo nelle dinamiche familiari, e a mantenere alta l’attenzione su strumenti di protezione reali per chi teme per la propria incolumità.
Le indagini continuano e con esse la riflessione civile su come fermare, davvero, questi atti di brutalità nella vita quotidiana.






